Sempre più rifletto sulla capacità di analisi introspettiva dell'Arte.
Mi sento a mio agio nel decadente e sono attratto dal vecchio, dal fatiscente, da ciò che cambia, che passa attraverso la morte e che, inevitabilmente, rinasce.
L'Arte mi da modo di fotografare tutto questo. I soggetti che colpiscono la mia
attenzione - periferie decadenti, agglomerati industriali fatiscenti, figure umane
solitarie o abbandonate, vecchi treni arrugginiti - sono sempre e comunque vissuti,
studiati, interiorizzati, prima che dipinti.
L'incipit emotivo da cui parto viene metabolizzato solo in seguito; attraverso il ricordo
restituisco ciò che è passato dentro di me. In questo modo il fruitore assiste alla
narrazione di una storia. Creazione come restituzione.
Le opere vengono realizzate su materiali di recupero, vecchie porte o ante d'armadio
dismesse, scarti di ferro o carta. I supporti utilizzati vengono inizialmente portati verso
una situazione di totale disequilibrio per poi riprendere vita, in un alternarsi di tecniche
in cui il riuso della materia diventa decisivo.
Costruisco, rompo, scavo, taglio, incido e ricostruisco, sfruttando le proprietà originarie,
materiche e strutturali, degli oggetti destinati a nuovo uso.
Nelle opere che propongo c'è un buon pezzo di me e di chiunque altro; è una
ricerca volta ad esprimere, a formalizzare ciò che non è visibile ma che, se perseguito,
rappresenta un sostegno unico e indispensabile alle nostre vite.
